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Soprattutto e a preferenza di ogni altra cosa si abbia cura degli infermi, in modo da servire ad essi veramente come a Cristo…” dice San Benedetto nel capitolo XXXVI della Regola. In origine ogni monastero aveva cura di rifornirsi dei farmaci necessari, di adibire appositi locali per curare gli ammalati e doveva provvedere che almeno un monaco, detto “monachus infirmarius”, prestasse questo servizio. La farmacia era un locale ben arieggiato, nel quale, dentro l’“armarium pigmentariorum”, venivano conservate, dopo l’essiccazione, le erbe aromatiche. A Casamari la prima farmacia risale all’anno 1760: era posta nell’attuale “giardino dei novizi” e, oltre ai farmaci, si vendevano ottimi liquori; essa venne chiusa nel periodo napoleonico (1811-1814). Un’altra farmacia fu inaugurata nel 1821, durante il mandato abbaziale di Romualdo Pirelli, che la fece costruire nello spazio antistante il Museo e l’affidò al monaco e medico Giacobbe Margiore. L’attuale è stata inaugurata nel 1948; si trova all’ingresso del monastero ed è formata da due locali: uno è adibito a sala di vendita e l’altro a laboratorio ben attrezzato. (Testo tratto dal CD ROM: "Casamari, miracolo cistercense" di S. Falconi e G. Columbano - acquisto CD ROM ) |
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