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Nel cuore della Ciociaria, ad oriente di Veroli, dalla quale territorialmente dipende, l’abbazia di Casamari, con la sua austera bellezza, si presenta al visitatore ricca di storia quasi millenaria. Il luogo stesso che la ospita fu frequentato in età preistorica ed abitato, sin dal IX secolo a. C., dai Volsci, dagli Ernici e dai Sanniti, che lo conquistarono, per poi cederlo ai Romani. Il nome stesso “Casamari” rivela origini remote, anche se notoriamente sembrerebbe significare “casa Marii” (casa di Mario), con evidente riferimento al prestigioso condottiero e console romano, che, forse, qui nacque e dove certamente visse la sua famiglia. Non è esagerato definire Casamari “miracolo cistercense”, perché, dal 1152 sino ad oggi, i Cistercensi, quasi ininterrottamente, ressero l’abbazia, dandole prestigio e fama, nel silenzioso, ma diuturno impegno di lavoro e di preghiera. Solo dal 1811 al 1814, per volere di Napoleone Bonaparte, il monastero fu chiuso, ma, al loro ritorno, si preoccuparono di ricostruire quanto in loro assenza era stato distrutto e di recuperare ciò che era rimasto. La Regola benedettina, ritmando la vita del monastero, ne dettò la struttura e, anche se numerosi furono, nel corso dei secoli, gli adattamenti e i ritocchi, le aggiunte e le demolizioni, oggi permangono fascino e grazia a sorprendere anche il visitatore più distratto. Ogni ambiente ha la sua funzione e la sua attrattiva, dalla casa abbaziale alla liquoreria, dal locutorium alla biblioteca, dal refettorio alla farmacia, dalla rivendita al museo. Di Casamari si potrebbe dire con Milosz: “Qui le pietre sono piene di una pazienza che attende e di una attesa che ascolta”. (Testo tratto dal CD ROM: "Casamari, miracolo cistercense" di S. Falconi e G. Columbano - acquisto CD ROM ) |